- Nel Q2 2026 le spedizioni globali di smartphone sono crollate (fino all'11%), registrando il peggior secondo trimestre dal 2013.
- I prezzi delle memorie RAM e NAND sono schizzati fino al +300% perché la produzione globale è stata dirottata verso i data center per l'Intelligenza Artificiale.
- Non potendo alzare troppo i prezzi, i produttori stanno tagliando la scheda tecnica (es. telefoni che passano da 8GB a 6GB di RAM o da 128GB a 64GB di storage a pari prezzo).
Prezzi smartphone in aumento e spedizioni globali scese dell’11% nel secondo trimestre 2026: è il peggior secondo trimestre degli ultimi 13 anni. Il dato arriva dal Market Monitor preliminare di Counterpoint Research pubblicato il 13 luglio 2026 e non descrive un problema di domanda: descrive la scomparsa progressiva degli smartphone economici. Nello stesso trimestre Samsung ha aumentato le spedizioni dell’8% e Apple del 15, arrivando per la prima volta al 20% di quota globale, mentre Xiaomi, OPPO e vivo insieme hanno perso il 22%.
La causa è a monte di tutto: i prezzi di DRAM e NAND sono saliti fino a quasi il 300 per cento perché la capacità produttiva di memoria è stata dirottata verso i data center per l’intelligenza artificiale.
Indice dei contenuti
Vendite smartphone 2026: perché il mercato globale è in crollo
Chiariamo innanzitutto un aspetto per non generare confusione. Counterpoint indica un calo dell’11%, IDC lo colloca al 6,7%, con un valore assoluto di 277,5 milioni di unità, Omdia si ferma al 4%. Le tre cifre non si contraddicono: misurano lo stesso trimestre con metodologie diverse su cosa conteggiare come spedizione.
Quello su cui i tre istituti concordano è più significativo del punto percentuale: è il segmento sotto i 200 dollari a sopportare la parte peggiore della perdita ed è la crisi delle memorie la causa principale. Shilpi Jain, senior analyst di Counterpoint, l’ha sintetizzata in una frase che vale la pena riportare: quella che l’anno scorso era una questione di componenti è diventata un problema di domanda a tutti gli effetti.
Aumento prezzi smartphone economici: l’impatto della crisi delle memorie RAM e NAND
Il meccanismo è più semplice di quanto sembri. Su un telefono da 1.000€ la memoria incide per una frazione contenuta del costo totale: se rincara del 40%, il produttore la assorbe su un margine che resta comunque ampio. Su un telefono da 150€ la memoria è una delle voci più pesanti della distinta base, e lo stesso rincaro cancella il margine per intero.
Le opzioni per chi produce in quella fascia sono tre, e Jain le ha elencate tutte: alzare i prezzi accettando la pressione sui margini, allungare la vita dei modelli della generazione precedente usando le promozioni per trattenere chi ha budget limitato, oppure ridurre i lanci e la produzione. Il calo dell’11% dice che una parte del mercato ha scelto la terza, come hanno annunciato produttori come Xiaomi o Samsung.
C’è una quarta strada, ed è quella che si vedrà di più: tagliare la dotazione a parità di prezzo. Un telefono che a 199€ aveva 8 GB di RAM a breve ne avrà 6, oppure 128 GB di storage potrebbero diventare 64. Il prezzo sullo scaffale non cambia, il prodotto sì. Insomma, la tanto discussa shrinkflation potrebbe presto colpire anche gli smartphone.
Le cause tra tensioni geopolitiche e costi di spedizione
Alla crisi delle memorie si sono aggiunte, secondo Counterpoint, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno spinto verso l’alto i costi del petrolio e delle spedizioni, gonfiando ulteriormente i prezzi finali. Il tutto in un contesto di crescita globale lenta, inflazione alta e fiducia dei consumatori ai minimi.
È la combinazione peggiore possibile: il costo di produzione sale mentre la capacità di spesa scende, e a essere schiacciato in mezzo è esattamente il compratore attento al prezzo. In Cina l’effetto si è già visto sul festival dello shopping del 618, con le vendite di smartphone in calo di quasi il 15% rispetto all’anno precedente.
Quale smartphone comprare nel 2026: il vantaggio dei ricondizionati in Italia
La conseguenza pratica non sarà un rincaro visibile sui cartellini, sarà meno scelta e meno dotazione nella fascia sotto i 250 euro, storicamente quella dove in Italia si vende di più. È un peggioramento più difficile da percepire di un aumento di prezzo e per questo più insidioso.
C’è però un effetto collaterale che gioca a favore di chi compra bene. Counterpoint prevede che i produttori punteranno sempre di più sui dispositivi ricondizionati e sulle generazioni precedenti per trattenere i compratori attenti al prezzo: significa che un buon modello del 2025 con 8 GB di RAM diventa oggi una scelta più sensata di un modello 2026 con dotazione tagliata allo stesso prezzo. È il momento migliore degli ultimi anni per comprare il modello dell’anno prima.
Ci sono anche i nuovi dazi UE
Vale la pena mettere questo dato accanto a una dinamica che riguarda direttamente chi compra in Italia. Dal 1 luglio 2026 è in vigore il dazio UE da 3 euro sui pacchi extra UE sotto i 150 euro, e dal 1 ottobre si aggiungerà il contributo nazionale da 2 euro, portando il totale a 5 euro per spedizione.
Chi comprava elettronica economica dalle piattaforme cinesi si trova quindi stretto tra due movimenti indipendenti che spingono nella stessa direzione: sale il costo dei componenti, sale il costo di importare un prodotto di basso valore. Il segmento dell’elettronica economica importata è quello dove i due effetti si sommano.
Quando finirà la carenza di componenti?
Le previsioni sono concordi e non consolanti. Counterpoint stima per l’intero 2026 un calo intorno al 14 per cento, IDC un meno 13,9 per cento a circa 1,09 miliardi di unità: sarebbe la peggiore contrazione annuale nella storia dello smartphone. Entrambi gli istituti si aspettano che la carenza di memoria prosegua almeno per tutto il 2027.
IDC prevede inoltre che nel secondo semestre 2026 il calo del mercato cinese possa allargarsi fino a circa il 20 per cento, mano a mano che i produttori esauriscono le scorte di componenti acquistate a prezzi bassi prima della crisi. È il punto in cui il conto arriva davvero.
Smartphone sotto i 300 euro: come cambia il prezzo medio
Il dato da guardare nei prossimi trimestri non è la quota dei singoli marchi, è il prezzo medio di vendita sotto i 300 euro. Se sale mentre le spedizioni calano, significa che il mercato di massa si sta ritirando verso l’alto e che il telefono economico decente sta diventando un prodotto raro. Sarebbe un cambiamento strutturale e non un ciclo e la frase con cui Counterpoint riassume la nuova regola del settore lo dice già: prima il valore, poi il volume.






