La storia della prima SIM ricaricabile: l’invenzione italiana dimenticata

prima sim ricaricabile
  • Nel 1994 l'ingegnere romano Mauro Sentinelli introduce in Italia la prima scheda prepagata GSM, chiamata "Ready to Go".
  • Da quella base nasce nel 1996 la TIM Card, presentata a Taormina col nome Timmy, seguita a ruota da Omnitel.
  • Sentinelli era già stato tra i fondatori dello standard GSM nel 1983: la sua storia collega due invenzioni che oggi diamo per scontate.

Un conto in banca aperto, una fideiussione, un contratto firmato in negozio: prima del 1994 servivano tutte e tre le cose solo per avere un telefono cellulare in tasca. Un’invenzione italiana, poco conosciuta anche da chi ne usa il risultato ogni giorno, ha cambiato questa condizione per sempre: parliamo della prima sim ricaricabile della storia.

Come funzionava un cellulare prima del 1994

I primi anni della telefonia mobile italiana erano costruiti attorno al contratto in abbonamento: per avere una linea servivano una valutazione creditizia, un conto corrente da cui addebitare le bollette mensili, e spesso una fideiussione. Il risultato era un mercato riservato a professionisti e famiglie con una solidità economica sopra la media. Va detto, per onestà, che l’Italia non partiva comunque da zero: già a fine 1991 gli abbonati al servizio cellulare erano 560.000, il tasso di crescita più alto in Europa, e al primo gennaio 1994 la sola SIP contava 1.200.000 abbonati, primo gestore mobile del continente. Il problema non era la domanda, era la barriera economica all’ingresso.

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Chi era Mauro Sentinelli

Nato a Roma l’8 gennaio 1947, laureato in ingegneria elettronica con specializzazione in telecomunicazioni al Politecnico di Torino, Mauro Sentinelli entra nel 1974 in SIP, la Società Italiana per l’Esercizio Telefonico. Nel 1983 è tra i membri fondatori del comitato che sceglie il GSM come standard mondiale per la telefonia cellulare di seconda generazione, di cui diventa anche presidente. Nel 1994, con SIP che sta per diventare Telecom Italia, viene nominato alla guida della divisione Servizi Mobili.

L’invenzione che ha aperto il cellulare a tutti

È in quel ruolo che Sentinelli introduce, nel 1994, la prima scheda telefonica prepagata GSM al mondo, chiamata “Ready to Go”: un modo di accedere alla rete mobile pagando in anticipo il credito da usare, senza contratto né conto corrente collegato, con la possibilità di essere convertita in seguito a un abbonamento post-pagato o semplicemente lasciata scadere. Da quella prima versione nasce, nell’ottobre 1996, la sua evoluzione diretta: la TIM Card, presentata a Taormina con il nome “Timmy”.

A distanza di pochi mesi arriva la risposta della concorrenza, la Libero Ricaricabile di Omnitel (l’operatore nato dalla costola telefonica della stessa Olivetti, allora guidata da Carlo De Benedetti). Per il lancio della TIM Card, Sentinelli riceve l’Outstanding Marketing Award dalla GSM Association.

Il boom della prima SIM

Le offerte prepagate portarono il cellulare da status symbol per pochi a oggetto di uso quotidiano per milioni di italiani in un arco di tempo sorprendentemente breve per gli standard dell’epoca, complice anche il crollo di prezzo e dimensioni dei terminali che seguì. È lo stesso principio, aggiornato ai tempi digitali, che oggi permette a chiunque di attivare una eSIM in pochi minuti senza mai parlare con un operatore.

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Cosa cambiò per gli operatori, non solo per gli utenti

La ricaricabile non fu solo una comodità per chi comprava un telefono, cambiò anche il modello di business degli operatori stessi. Prima del 1994, il ricavo per utente era prevedibile e concentrato su un numero relativamente piccolo di abbonati solvibili. Con la prepagata, l’operatore incassa il credito prima ancora che venga consumato, elimina quasi del tutto il rischio di insolvenza (chi non ricarica semplicemente smette di poter chiamare, senza bisogno di azioni di recupero crediti) e può permettersi di aprire il mercato a fasce di popolazione, giovani e famiglie a basso reddito su tutte, che con il vecchio modello in abbonamento non sarebbero mai state clienti.

È un cambiamento che gli economisti delle telecomunicazioni citano ancora oggi come un caso di scuola di come un dettaglio nel modello di pagamento possa allargare un intero mercato più di qualunque campagna pubblicitaria.

Perché non se ne parla quasi mai

A differenza di altre invenzioni italiane più celebrate nella tecnologia di consumo, la sim ricaricabile è rimasta un dettaglio tecnico invisibile: nessun logo, nessun prodotto con un nome che il grande pubblico associa a un singolo inventore, solo un meccanismo che ha reso possibile tutto quello che è venuto dopo nella telefonia mobile di massa. È forse anche una questione di forma: Programma 101 si può fotografare, toccare, mettere in un museo. Una regola commerciale su come viene venduto il credito telefonico non ha la stessa presa visiva, per quanto il suo impatto sulla vita quotidiana di milioni di persone sia stato, nei fatti, ancora più diretto e immediato.

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Come è finita e cosa resta

Sentinelli, dopo una parentesi negli Stati Uniti presso Iridium tra il 1997 e il 1999, tornò in TIM come Direttore Generale di Gruppo, un ruolo che avrebbe ricoperto fino ai primi anni Duemila, entrando anche nel consiglio di amministrazione dell’azienda nel 2002. Morì a Roma il 15 maggio 2020, a 73 anni, insignito negli anni di importanti onorificenze della Repubblica Italiana (Cavaliere nel 1999, Commendatore nel 2002, Grand’Ufficiale nel 2006) proprio per il suo contributo allo sviluppo delle telecomunicazioni.

I necrologi dell’epoca lo ricordano soprattutto per la sua carriera manageriale complessiva, con la sim ricaricabile citata quasi sempre come un capitolo tra i tanti: probabilmente l’unico, tra tutti, che ogni italiano con un telefono in tasca ha usato almeno una volta, spesso senza saperlo.